MotoGP, Michelin analizza Buriram tra usura eccessiva e performance record

È lo stesso Piero Taramasso, responsabile del gommista francese sui campi gara, a fare il punto dopo una domenica nel quale la gestione gomme è stata fondamentale

Mathias CantariniMathias Cantarini

Pubblicato il 3 marzo 2026, 16:34

La pista di Buriram ha messo a dura prova le gomme, con Ducati e Honda che hanno sofferto maggiormente l’usura degli pneumatici. La carcassa introdotta già lo scorso anno a Mandalika è stata sfruttata al meglio da Aprilia che ha piazzato quattro moto in top 5.

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Taramasso: “Il cerchio di Marc si è rotto saltando sul cordolo”

La Thailandia ha premiato Marco Bezzecchi e soprattutto Aprilia in grado di piazzare tutte e quattro le RS-GP in cima alla classifica del Gran Premio. La moto di Noale, e i suoi ingengneri, sono stati probabilmente i migliori a interpretare una pista caldissima (quasi 60°C d’asfalto) e una carcassa introdotta da Michelin specifica per queste condizioni. Mentre le moto venete hanno volato, soffrendo solo negli ultimi tre passaggi di spinning, le altre case hanno sofferto maggiormente, Ducati e Honda su tutte. Fabio Di Giannantonio e Francesco Bagnaia hanno lamentato a fine gara problemi di scivolamento, tanto da non poter accelerare nemmeno in quinta marcia sul rettilineo. Ancora peggio è andata a Joan Mir, costretto al ritiro mentre era in lotta per la quinta posizione (sua la gomma in copertina) e Marc Marquez che andato largo in Curva 4 ha rotto il cerchio causando la stallonatura della gomma posteriore. 
«È stata una giornata difficile, con temperature decisamente più alte rispetto a sabato, in gara l’asfalto ha toccato i 58°C» ha esordito il responsabile Michelin in pista Piero Taramasso. «Sapevamo che la posteriore sarebbe stata fondamentale da gestire, perché qui il livello dello spin è molto alto. Quando la gomma pattina si consuma soprattutto nella parte centrale, quindi bisogna saper controllare il degrado. Alcuni piloti e alcune case riescono a farlo meglio di altri. Ciononostante abbiamo registrato il miglior giro in gara e il tempo complessivo è stato a soli quattro decimi dal record del 2019, con queste condizioni è un risultato positivo». 
Taramsso ha poi spiegato sia il problema avuto da Marquez nel GP che quello di Jorge Martin nella Sprint: «Marc ha colpito un cordolo in Curva 4 e ha piegato il cerchio. Quando il cerchio si deforma perde pressione e può stallonare. Anche Martin nella Sprint ha urtato un cordolo che ha danneggiato il cerchio. Ieri però è stata una foratura lenta, mentre oggi la predita d’aria è stata molto più rapida». La MotoGP ora si dirigerà in Brasile dove debutterà il nuovo Circuito di Guiania, una pista molto particolare dove le temperature saranno nuovamente molto alte e il nuovo asfalto potrebbe essere particolarmente abrasivo: «Dalle simulazioni emerge che le velocità saranno molto elevate e il tempo trascorso sul lato destro della gomma supererà i 50 secondi a giro. Questo si trasforma in temperature molto alte».

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