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Marini: "La moto ideale? Una Honda con l'aerodinamica Aprilia, ma ora viene il difficile"

L'INTERVISTA PARTE 1 - "A Ducati non ruberei nulla per il 2026, stanno pensando al 2027. Stagione di riscatto? In quest'epoca moderna non va mai bene niente quindi..."

Gianmaria RosatiGianmaria Rosati

Pubblicato il 25 novembre 2025, 08:27 (Aggiornato il 25 novembre 2025, 09:15)

Se ci fosse un premio per il pilota più analitico e riflessivo dell’attuale griglia MotoGP, Luca Marini lo conquisterebbe senza problema. Ma Luca, oggi 28enne nonché marito e padre di una bambina, è molto di più, come sta confermando anche la sua avventura in Honda, iniziata dopo i primi passi tra i grandi mossi insieme a Ducati e VR46.

Marini è entrato nel team ufficiale della casa alata due anni fa ed in punta di piedi, incassando iniziali sconfitte ma anche una serie di piccole vittorie, che nella stagione da poco terminata si sono moltiplicate, come i punti ottenuti da Honda nel mondiale costruttori, con tanto di passaggio dalla fascia D a quella C all’interno del sistema delle concessioni.

Un risultato diventato realtà proprio grazie a Luca, che nella gara domenicale di Valencia ha conquistato i punti necessari per chiudere la pratica, potendosi poi lasciare andare all’abbraccio della sua squadra – e non solo – una volta tornato ai box. Un momento che fotografa bene l’esperienza di Luca in Honda, per la quale – come canta Ligabue il meglio deve ancora venire.

Luca hai terminato la tua seconda stagione nel team ufficiale Honda, la prima dove è apparso evidente il progresso sia tuo che della moto. Con quale stato d’animo l’hai conclusa?

“Molto positivo. E’ stata una stagione incredibile dato che non era scontato centrare certi risultati, soprattutto pensando da dove siamo partiti. L’anno scorso i piloti Honda hanno spesso occupato le ultime quattro posizioni, e nonostante in gara le cose andassero meglio siamo sempre stati nelle retrovie. Quest'anno ci siamo divertiti, lottando per le prime cinque o sei posizioni: in fin dei conti abbiamo compiuto quel passo intermedio che serviva per pensare di lottare per il podio nella prossima stagione, centrando quello che è il nostro obiettivo. Ovviamente non sarà semplice: siamo cresciuti ma ora dobbiamo fare il passo più difficile”.

Credi di aver riacquisito credito agli occhi di chi ti aveva messo un po’ in discussione nell’ultimo biennio?

“In questa epoca moderna non va mai bene niente quindi puoi solo vincere, e anche se lo fai non va poi bene qualcos’altro (sorride ndr). Alla fine basta che ognuno pensi a sé stesso: alla gente piace parlare e tutto sommato anche a me piace parlare degli altri, quindi fa parte del gioco e ci ridiamo tutti sopra. A me interessa che gli addetti ai lavori riconoscano quello che ho fatto e la crescita che io e Honda abbiamo avuto. Quando qualcuno nel paddock mi fa i complimenti mi riempie di orgoglio e mi basta”.

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