MotoGP, Cesare Cremonini e l'amicizia con Rossi: "È una leggenda, mi ha insegnato moltissimo"

Il cantautore bolognese ha recentemente parlato della profonda amicizia che lo lega al nove volte iridato e all'attuale team manager VR46, Uccio Salucci
MotoGP, Cesare Cremonini e l'amicizia con Rossi: "È una leggenda, mi ha insegnato moltissimo"

Francesco AllevatoFrancesco Allevato

Pubblicato il 13 novembre 2025, 14:59

Cesare Cremonini, uno dei cantautori più intensi e prolifici degli ultimi vent’anni e da anni legato a Valentino Rossi e Uccio Salucci, è stato intervistato da Andrea Migno nel podcast Mig Babol, dove ha raccontato l’aura, quasi poetica, di Valentino, descrivendolo sia come amico che come atleta: "Rossi trasmette tantissimo nella sua dimensione sportiva. Credo che i grandi campioni non si misurino solo dai titoli che vincono, ma da quanto amano il proprio sport. E Rossi fa parte di quella categoria, come Maradona per il calcio, ama il motorsport più di qualunque altro essere umano sulla terra. Ed è questo, più di ogni vittoria, che lo rende una leggenda".

Cesare Cremonini: "Ammiro la schiettezza e la positività di Valentino"

Cremonini ha poi posto l'accento sugli aspetti più formativi della sua amicizia con il nove volte iridato, spendendo parole al miele: "Roberto Baggio è stato un elemento poetico della mia infanzia, una sorta di trait d’union tra lo sport, le cose della mia età e la poesia ma non posso dire che mi abbia insegnato qualcosa in particolare. Valentino Rossi invece sì, mi ha insegnato molto, sia direttamente che indirettamente. Io e lui siamo molto diversi caratterialmente: io sono un po’ più malinconico e chiuso. La sua capacità di guardare con consapevolezza e positività al futuro, ai problemi e al mondo esterno è qualcosa che mi colpisce ancora oggi. È la persona più “dritta” che conosca. La sua schiettezza e la sua imperturbabilità sono due aspetti che ammiro profondamente".

La genesi dell'amicizia tra Cremonini e Rossi

L'artista romagnolo ha poi continuato: "L’amicizia con Valentino e Uccio è una delle cose più importanti della mia vita. Uccio ascoltava la mia musica in un momento in cui mi ero perso, dopo la rottura con i Lunapop. Era il periodo di Marmellata, facevo teatri, ma il pubblico italiano non capiva bene quella fase mia, mentre lui sì. Uccio aveva, e ha ancora, quell’animo sereno e leggero che ammiro molto e che mi ha sempre colpito. Fu proprio quella sensibilità a spingerlo a venire a un mio concerto a Milano, dove portò con sé Valentino. Ci presentammo, nacque subito un bel legame e scoprimmo di avere diverse cose in comune: il piacere di fare festa, di bere insieme, di divertirci. Eravamo giovani, famosi, e vivevamo un’Italia diversa, senza telefoni, entrambi figli degli anni Novanta. È nata così una vera amicizia, che col tempo è diventata quasi un’alleanza, e mi sento grato per la possibilità che mi sono dato di viverla in modo così autentico".

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