MotoGP, Dovizioso: "Dopo gli anni in Honda ho pensato di smettere. Marquez sovrasta Bagnaia mentalmente"

In occasione della presentazione del documentario sulla sua carreria, il forlivese ha toccato diversi temi legati ai suoi trascorsi in MotoGP ma anche all'attualità 

Francesco AllevatoFrancesco Allevato

Pubblicato il 22 settembre 2025, 09:12 (Aggiornato il 23 set 2025 alle 07:35)

Andrea Dovizioso torna sotto i riflettori, questa volta non in pista ma sullo schermo. L’ex pilota forlivese, campione del mondo 2004 in 125, tre volte viceiridato in MotoGP tra il 2017 e il 2019 e autore di 14 vittorie nella top class, ha presentato "Dovi – La Serie", docu-serie prodotta da Digital Lighthouse e in onda su Sky e Now. Realizzata in collaborazione con il regista Luca Curto, l’opera ripercorre la sua carriera riportando alla memoria tanti tra i momenti più indicativi della vita sportiva dell’italiano, tra cui i duelli memorabili con Marc Marquez, di cui fu il principale rivale negli anni più intensi della sua avventura in Ducati. Dovizioso, non solo campione in pista ma anche uomo capace di raccontarsi senza filtri e oggi collaudatore Yamaha, non si è sottratto all’analisi di alcuni dei temi più attuali della classe regina, come ad esempio la convivenza al box tra Marquez e Pecco Bagnaia.

Il forlivese indica uno dei problemi dei piloti d'oggi

Il forlivese ha spiegato quale è stato uno dei suoi segreti per la longevità agonistica che l'ha portato ad essere protagonista nel motomondiale per tantissimi anni: "Sono sempre stato molto appassionato e incuriosito della moto, sin da bambino. Questo è qualcosa che ho sempre cercato anche in MotoGP: guidare al limite, spingere per andare più forte possibile, ma allo stesso tempo mantenere il contatto con la moto, sentirla davvero. Oggi vedo tanti piloti con talento e velocità incredibili, però spesso faticano a percepire certi dettagli, e questo li limita quando devono dare indicazioni precise agli ingegneri per far crescere la moto e svilupparla nella giusta direzione".

Alla base dell'esigenza di realizzare un prodotto come il sopracitato documentario vi è la voglia di raccontare e raccontarsi: "Negli ultimi anni mi sono reso conto che tifosi e giornalisti volevano andare oltre la semplice gara, cercavano di sbirciare dentro al mondo reale della MotoGP. Un mondo che, per tradizione, è sempre rimasto blindato: niente video nei box, zero accesso agli spazi privati dei piloti, un ambiente molto diverso da quello che avevo visto nel motocross, dove invece era normale riprendere tutto senza barriere. Da appassionato questa chiusura mi ha sempre incuriosito, e infatti il documentario realizzato con Red Bull nel 2020 è stato il primo passo. Da lì l’idea ha iniziato a crescere: c’è sempre più voglia di mostrare non solo le vittorie, ma anche i momenti duri, la quotidianità e quello che serve per restare competitivo. Inoltre, negli ultimi anni mi sono reso spesso conto di come sia evoluta la percezione di me, la gente si ricorda e apprezza di gare e di prestazioni avvenuta ormai più di sei anni fa, eppure è come se fosse ieri nell'immaginario collettivo".

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