Jorge Martin l'indistruttibile: dalle difficoltà economiche al titolo MotoGP
I problemi finanziari che rischiavano di minare il suo percorso e l’incidente di Portimao non hanno fermato lo spagnolo: la sua storia
Pubblicato il 21 dicembre 2024, 11:01
Jorge Martin: il titolo MotoGP con Pramac
Fa niente se Pecco si è aggiudicato undici Gran Premi e Jorge tre, chi se ne importa se dicono che la Sprint abbia snaturato i valori effettivi (contando soltanto le gare domenicali Bagnaia ha prevalso di 33 punti), che senso ha ascoltare chi dipinge un Martinator immaturo e poco avvezzo ai ragionamenti? L’esatto contrario: Jorge ha usato il cerebro come pochi, malgrado l’errore di valutazione commesso a Misano, dove avrebbe dovuto imitare le mosse di Pecco e non anticipare un cambio moto e gomme rivelatosi fallace perché, invece di piovere, le nuvole hanno smesso di piangere.
Le lacrime di Martin a due passi da Barcellona, poi a Barcellona stessa, le guance bagnate, il retrogusto mixato di sofferenza e soddisfazione, il tasto rewind, anzi, forward: e se non ci avessi creduto? E se smettessi di farlo? Come potrò rimanere senza Pramac e Desmosedici? L’Aprilia sarà la scelta giusta? Chi si ricorderà di me? Cosa faccio, tengo il “mio” 89 e porto via l’1 dalla Ducati, appiccicandolo alla RSGP? Dubbi amletici alternati tra tuta di pelle e abito da sera, nel cambio di stile richiesto a sfida vinta nella domenica in cui i saluti, o gli addii, erano molteplici. Pramac si congedava dalla Ducati e si presentava alla Yamaha, Jorge si abbracciava con Gino Borsoi e staff, portandosi in Aprilia il fido capotecnico Daniele Romagnoli, Marc Marquez ringraziava Gresini per l’opportunità entrando nel garage rosso, da cui Enea usciva, Maverick Viñales lasciava l’angolo destro del box nero a Marco Bezzecchi, e sul sinistro era già pronto lo spazio dedicato al nuovo campione del Mondo della MotoGP.
Ecco a voi Jorge Martin Almoguera, che ha trovato una sedia e un tavolino, entrambi piccoli ma stabili, che gli hanno fatto compiere un balzo all’indietro compreso esclusivamente da chi lo ha provato sulla propria pelle: si dice che sotto ciascun tatuaggio si celi un problema, potrebbe anche darsi. Il corpo del Re 2024 è cosparso di inchiostro, e i simboli prescelti propongono significati precisi, radicati, indelebili. Si interpreta un messaggio particolare, dettato più o meno nella suddetta maniera: "Se pretendete che io cambi, vi illudete. Se proprio dovessi cambiare, sarebbe in funzione e fruizione di me stesso. Io sono così, prendere o lasciare. Senza rancore o rimorsi". Appollaiato sullo sgabello, al centro della sala adibita per le conferenze stampa e al centro dell’attenzione, gli occhi del fresco iridato hanno, per un millesimo di secondo, cambiato dimensione, andando chissà dove. Forse a quel 2008, nel materializzarsi di una televisione: coraggio Jorge, accendila, stanno per trasmettere il tuo film preferito.
È Terminator, ma non il primo episodio in cui Arnold Schwarzenegger recita la parte del cattivo, bensì il secondo, in cui il cyborg è buono. E nella migliore versione di se stesso.
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