Jorge Martin l'indistruttibile: dalle difficoltà economiche al titolo MotoGP

I problemi finanziari che rischiavano di minare il suo percorso e l’incidente di Portimao non hanno fermato lo spagnolo: la sua storia

Mirko ColombiMirko Colombi

Pubblicato il 21 dicembre 2024, 10:01

Jorge Martin: il percorso


A metà degli anni Duemila, Madrid non era la capitale dello sport amato da Jorge, anzi: la Catalogna (o al limite Maiorca) prendeva sempre più piede, lasciando alla grande città castigliana un ruolo di prestigio sulla carta d’identità, però semplice etichetta da esibire in caso di successo. Per continuare, si doveva andare a est, magari passando dalle selezioni della Red Bull Rookies Cup. Il transito del 2012 ebbe esito positivo, con tanto di viaggi e spese assicurate per mettersi in mostra sulle KTM 125 due tempi, che lasciarono spazio alle 250 quattro tempi. Il cambio piacque al giovanissimo talento, secondo nell’edizione 2013 (iniziando a duellare con Enea Bastianini, rivale incrociato più volte negli anni successivi) e primo nella seguente davanti a Joan Mir e Toprak Razgatlioglu. Potete immaginare quanto, ai suoi occhi, il panorama stesse mutando: Certo, cominciavo a intravedere una via, sperando. E la speranza deve essere sempre presente, soprattutto quando ci sembra di affrontare un problema insormontabile, tale da non far scorgere strade di uscita”.

Invece, la sua strada si stava delineando, con l’esordio iridato nel Team Aspar-Mahindra, con compagni di box Juanfran Guevara e Francesco Bagnaia. Nemmeno un mago avrebbe predetto i futuri duelli nella classe regina, manco un indovino avrebbe pensato a nickname iconici quali Martinator e Pecco. Il paragone tra i due fu inevitabile: scavezzacollo Jorge, altresì emotivo, impulsivo e spesso poco avvezzo ai conformismi, dall’altro lato tranquillo e disciplinato Francesco, maggiormente gestibile. Poi, a motori – finalmente – accesi, alcune similitudini: velocità e stoffa, tecnica e intuito, voglia di arrivare. Osservati a ritroso, due sembravano troppi. Doveva essercene soltanto uno.

E il SolidarityGP uno soltanto ne prevedeva. Presentatosi con un cospicuo vantaggio in classifica, il portacolori Prima Pramac sapeva che l’epilogo condiviso con la squadra di Paolo Campinoti si stava per consumare, quindi sarebbe stato opportuno sfruttare l’occasione, perché nel futuro non si sa mai. Rifiutato dalla Ducati ufficiale, quel numero 89, cocciuto e determinato, voleva il numero 1. Ancora non sappiamo se l’anno prossimo sfoggerà tale simbolo, tuttavia Jorge voleva la corona sulla testa.

E niente avrebbe potuto o dovuto fermarlo, nemmeno il terribile flashback dell’incidente a Portimao nel 2021, attimo intenso a fargli dubitare di poter continuare: “Diciamo che fu orribile. Uno degli infortuni peggiori per me, ma non l’unico. Ero da poco entrato nella categoria agognata, mi spezzai le ossa, un po’ anche il morale. Perché, devo ammetterlo, fino alla stagione di debutto in Moto2 ancora non sapevo se sarei diventato un professionista. E non sapevo se questo sarebbe stato il mio lavoro. Mi sono convinto giocandomi la promozione in MotoGP”.

Strano, nella storia manca un pezzo. L’alloro conquistato in Moto3, che fine avrà fatto? Dobbiamo andare indietro al 2018 e al parc fermé di Sepang, caldo, afoso e con un volto già conosciuto: Pecco quel giorno si laureò campione della Moto2, un’ora dopo il titolo di Jorge nella entry class. Vederli scambiarsi i complimenti offre un salto nello spazio e nel tempo, fino ai giorni nostri.

Nonostante le 24 lunghezze sul rivale, al Montmeló il leader di classifica provava una fortissima tensione. Il fantasma di Lusail 2023, la “gomma difettosa”, le posizioni perse e l’istinto kamikaze della disfida tenuta a Valencia dovevano andare in archivio. La rabbia nutrita si trasformava in grinta che, messa al servizio di concentrazione e una certa filosofia, prometteva il traguardo prefissato. Jorge ha sbagliato parecchio quest’anno, ma molto meno di Pecco. Viaggiare al limite e sfondare record ovunque ha scremato il gruppo: Martin vs Bagnaia è stato il leitmotiv, le sortite altrui semplici incursioni. Marc Marquez ci ha provato, Bastianini idem, entrambi hanno presto capito la ristrettezza del campo disegnato dalle due GP24: la satellite di Martin, la Factory guidata da Bagnaia. Jorge desiderava il medesimo status, rigettato da Borgo Panigale. Il gesto ha ulteriormente caricato il ventiseienne con il viso da fotomodello e l’espressione da indios, il quale ha misurato manovre e parole, affermazioni a sorpassi. Alternandoli ad arte.

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