MotoGP, Martin: "A gennaio non volevo più correre, lo facevo solo perchè mi pagavano"
Jorge a cuore aperto: "Avevo tante paure apparse senza motivo, mi mancava la motivazione. Ritrovare il giusto spirito è stata la chiave, ho ricomincato ad andare in chiesa ed a credere"
Gianmaria Rosati
Pubblicato il 3 dicembre 2024, 12:09 (Aggiornato il 10 dic 2024 alle 16:19)
Jorge Martin è l’uomo del momento, e non potrebbe essere altrimenti. Il primo titolo in MotoGP rappresenta per il madrileno il coronamento del cammino percorso fino ad oggi, dopo aver superato ostacoli e complicazioni, sia dentro che fuori dalla pista. Temi relativamente ai quali Jorge non si nasconde, come confermato nell’intervista concessa al sito ufficiale della MotoGP, dove il neocampione ha raccontato delle sue difficoltà psicologiche all’inizio del 2024, terminato invece in gloria.
“Nel gennaio scorso ho iniziato a soffrire dal punto di vista mentale - le parole di Jorge - non volevo più correre, avevo tante paure apparse senza motivo. Ero reduce da una stagione in cui ero stato velocissimo ma non avevo vinto, quindi avevo il dubbio che non sarei più stato così rapido e quindi non avrei mai vinto in MotoGP. In realtà una volta tornato in sella ero ancora veloce, ma senza motivazione: facevo il lavoro per cui venivo pagato ma niente più. La chiave della stagione successiva è stato il processo che mi ha portato a ritrovare il giusto spirito e la giusta motivazione”.
Per superare tali problematiche Martin ha intrapreso un percorso di crescita personale, che lo ha riportato anche in… chiesa.
“La più grande lezione di questa stagione è che occorre vivere il presente, imparando dal passato. Negli ultimi mesi ho pregato e meditato tanto, ritrovando la fede in qualcosa di più grande. Sono grato per quello che ho, e sono tornato in chiesa. In certi momenti pregare è un po’ come parlare anche con sé stessi, cercando di essere una brava persona. E’ qualcosa di davvero potente”.
Le emozioni di Barcellona e Ducati
L’attenzione non può poi non spostarsi su quanto accaduto a Barcellona, il weekend più importante della carriera – e probabilmente della vita – di Jorge, che dopo il trionfo ha potuto anche riflettere sul passato e su quanto ottenuto.
“E’ ancora difficile da realizzare quanto accaduto. All’inizio ero emozionato ma soprattutto scioccato: quando sono andato a letto ho pianto da solo, con Maria (la fidanzata ndr) al mio fianco che dormiva. Mi sono tornati in mente i momenti difficili, e quanto sia stato importanti non mollare. Ripenso ad esempio all’incidente di Portimao: ho riportato nove infortuni diversi e per un mese non ho potuto nemmeno camminare, ma ora sono qui e trovo che sia incredibile. Ho battuto il miglior Bagnaia dato che ha vinto 11 gare, ed il miglior Marquez. Forse Marc ha avuto un piccolo svantaggio a livello tecnico, ma per il resto posso assicurare che è stato sempre al limite. Io certamente posso migliorare ancora, del resto sono stato costante ma ho vinto solo tre gare domenicali e sono caduto due volte mentre ero in testa”.
Non va dimenticato che Martin ha conquistato il titolo proprio nella stagione dell’ennesimo rifiuto da parte di Ducati in termini di promozione nel team ufficiale, dove invece ha già preso posto Marc Marquez.
“Finita la stagione ho parlato con Ducati riguardo a come sono andate le cose: secondo me la situazione non è stata gestita bene, dato che per quanto mi riguarda non vi era motivo di creare una battaglia contro la casa per cui stavo correndo. Con Domenicali ho parlato al Sachsenring, ed in seguito ho avuto chiaro in mente l’obiettivo di scrivere la storia, e così ho fatto. Tutti pensavano che Ducati avrebbe fatto qualcosa per impedirmi di vincere il titolo ma così non è stato, quindi chapeau a loro, anche perché mi hanno portato in MotoGP e mi hanno reso campione. Credo che ora Ducati pensi “rivogliamo Martin per il 2027 (ride ndr)”.
Martin e Aprilia
Salutata Ducati, il presente di Martin si chiama ora Aprilia, con una moto da scoprire ed un potenziale da capire.
“Il primo obiettivo è capire il reale potenziale della moto, dato che in alcuni tracciato l’Aprlilia è stata quasi imbattibile, mentre in altri ha faticato tanto. Io penso di poter portare costanza al progetto, ma occorre capire alcune cose. Certamente non sarà una missione facile. Inutile pensare ora di vincere nuovamente il campionato, anche perché non sono partito con questo obiettivo nemmeno l’anno scorso. Conta solo migliorare giorno dopo giorno, e se questo significherà vincere il titolo bene, altrimenti prenderò quello che arriverà”.
A prescindere da quello che Martin e Aprilia riusciranno a raccogliere resta il tema legato al numero che Jorge sfoggerà in pista, che difficilmente non sarà l’uno, quello destinato al campione in carica.
“E’ una grande responsabilità portare il numero 1, anche perché in pochi sono riusciti a confermarsi con quel numero sulla carena. Non mi interessa quello che dicono le persone o se riuscirò a mantenerlo, per il momento vedremo a febbraio che numero avrò sulla moto. Se posso vincere altri titoli lo vedremo in futuro, credo di essere giovane e quindi di avere tanti di carriera davanti a me. Per certo ora sono più esperto, e vivrò in pace il resto della mia vita. Voglio essere una leggenda della MotoGP. Voglio essere ricordato come un grande pilota come Jorge Lorenzo, Dani Pedrosa, Valentino Rossi e Marc Marquez".
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