Torres: “Le Harley? Qualcosa di unico. L’esordio di Iannone mi ha messo pressione”
Pubblicato il 8 settembre 2026, 10:23
Tra i piloti presenti nella griglia della Harley-Davidson Bagger World Cup, uno dei più eccentrici, conosciuti ed apprezzati è senza ombra di dubbio Jordi Torres. Lo spagnolo vanta una lunghissima esperienza a livello internazionale, con presenze nel mondiale Superbike, in Moto2, nell’Endurance e, soprattutto, due titoli in MotoE; per lui il round di Aragòn del monomarca Harley è stato l’ultimo appuntamento della stagione visto che non gareggerà al Red Bull Ring e ne abbiamo approfittato per chiedergli un bilancio di questa avventura così particolare. Jordi ci ha svelato le peculiarità della Road Glide, raccontandoci le proprie sensazioni e gli obiettivi di un futuro che potrebbe vederlo ancora una volta in sella alle moto della Casa a stelle e strisce: ecco cosa ci ha detto in esclusiva.
Due campioni in griglia: Wyman e Rispoli correranno l’ultimo round della Bagger World Cup
Torres: “Abbiamo le borse laterali, ma si piega come con le moto normali”
Le baggers sono qualcosa di davvero particolare: com’è correrci?
“E’ qualcosa di davvero mostruoso, nel senso positivo del termine. La moto è potentissima, ha una coppia disumana e le dimensioni sono imponenti. La guida richiesta è molto particolare, bisogna utilizzare il corpo per domarla e il manubrio è alto, ma è giusto che sia così, anche perché nonostante il peso e le borse laterali pieghiamo come si fa con una moto normale. E’ un mezzo unico, ma al contempo si tratta di una vera moto da corsa”.
Com’è stato entrare nel campionato a stagione in corso?
“Chiaramente l’ingresso dal terzo round ha richiesto un adattamento rapidissimo, soprattutto perché anche Iannone è entrato a stagione in corso e ha vinto al debutto al Mugello, perciò questo mi ha messo un po’ di pressione addosso. Per fortuna sono riuscito ad essere immediatamente competitivo e il team (Joe Rascal Racing, ndr) mi ha aiutato molto, anche perché i miei compagni di squadra Granado e McDonald sono tra i migliori interpreti delle baggers”.
Hai raggiunto l’obiettivo che ti eri posto?
“Tutto sommato penso di sì, alla fine l’obiettivo principale era aiutare la squadra senza commettere errori, crescendo ad ogni weekend in ogni aspetto. Non ho mai puntato realmente alla vittoria prendendo più rischi del previsto, anche se non correndo al Red Bull Ring per via della concomitanza con il Bol d’Or, ad Aragon ho provato a spingere un po’ di più essendo stato l’ultimo fine settimana nel campionato per me”.

Intercontinental Games a ritmo di samba: Brasile sede del seconto evento "olimpico"
“Si sta sempre di traverso come nello speedway. Correre a Daytona? Non direi di no”
Sei un pilota di grandissima esperienza tra derivate di serie e Motomondiale, che ha corso in tantissimi campionati vincendo anche due titoli in MotoE: c’è qualche mezzo paragonabile alla bagger tra quelli che hai guidato?
“E’ veramente difficile paragonare l’Harley ad altre moto, perché tra coppia, peso, vibrazioni e stile di guida richiesto si tratta di qualcosa di unico. Per quanto possa sembrare strano, l’unica moto con cui si potrebbe confrontare per certi versi è quella da speedway, perché con entrambe il controllo dei traversi è alla base dell’essere veloci. In più non ci sono controlli elettronici e ciò contribuisce a renderla divertentissima”.
Hai intenzione di tornare la prossima stagione correndo l’intero campionato?
“Mi farebbe molto piacere. In fin dei conti in questa mezza stagione mi sono divertito tantissimo con un mezzo che mi permette di sfruttare al massimo ogni mio punto di forza e il campionato in sé mi è piaciuto molto. E’ tutto genuino, la Bagger World Cup ha quell’autenticità che in alcuni campionati si sta perdendo”.
Ti piacerebbe disputare anche qualche gara nel King of the Baggers in America? Magari su piste mitiche come Daytona e Laguna Seca.
“Sicuramente correre su circuiti leggendari come questi sarebbe una bella esperienza, anche se penso che la Bagger World Cup sia l’apice delle corse con le Harley-Davidson visto che gareggiamo su tracciati mondiali e il livello di team e piloti è altissimo. Però a me correre piace sempre e se dovessi avere l’opportunità di fare anche un’altra esperienza, magari proprio a Daytona, non direi di no”.
Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading

