Il Motomondiale del futuro: parola d'ordine "globalizzazione"

Brasile, Turchia, Polonia e non solo: sono tanti, i Paesi che si stanno avvicinando alla MotoGP, che nei prossimi anni potrebbe non avere più una sorta di duopolio italo-spagnolo
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Il Motomondiale del futuro: parola d'ordine "globalizzazione"
© Luca Gorini

Alessandro Di MoroAlessandro Di Moro

Pubblicato il 2 gennaio 2026, 11:51 (Aggiornato il 5 gen 2026 alle 16:07)

Selezioni in base alla provenienza e incentivi ai team: è la soluzione giusta?

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Questa grande varietà dimostra come, a parità di mezzi a disposizione visto che si parla di una competizione con moto identiche tra loro e sorteggiate ad inizio evento, siano tante le nazioni ad avere dei talenti in grado di mettersi in luce nel panorama internazionale e queste pari condizioni si trovano ormai ovunque nella “Road to MotoGP”, dove quasi ogni Talent Cup – o Moto4 per utilizzare la nuova denominazione di tali trofei – prevede l’utilizzo delle Honda NSF250R e delle gomme Pirelli, mettendo tutti sullo stesso piano una volta giunti ai livelli più alti come quello del Mondiale Junior Moto3 o della Red Bull Rookies Cup, ormai divenuti gli unici veri trampolini di lancio per chi sogna la scalata mondiale verso la classe regina e sempre più improntati verso una griglia il più internazionale possibile.

Nel caso del monomarca KTM, ogni anno vengono chiamati centinaia di piloti all’evento di selezione ed è stato ribadito più volte che i piloti promossi per prendere parte al campionato nel triennio successivo non vengono scelti solo ed esclusivamente in base alla velocità mostrata, ma anche attraverso altri parametri come la capacità di migliorarsi nel corso dei vari turni, l’atteggiamento e, chiaramente, la provenienza. Non a caso, tra i nuovi volti del 2026 ci saranno anche degli spagnoli e l’italiano Cristian Borrelli, ma oltre a loro sono stati promossi piloti in arrivo da Ungheria (Tibor Erik Varga), Colombia (Mateo Marulanda) e addirittura Malta (Travis Borg), anche se a far discutere è stata soprattutto la novità riguardante il “mundialito”. La MotoJunior, ex-JuniorGP, ha infatti comunicato che Dorna appoggerà con incentivi fino a 200.000 euro i team che sceglieranno di schierare piloti provenienti da nazioni diverse rispetto alle più rappresentate nel Motomondiale, favorendo così anche il loro avvicinamento a tale paddock. Tali incentivi riguardano sia la Moto3 che la Moto2 e consistono in premi in denaro sia per le squadre che per i piloti stessi: fino a 7000 euro per ogni vittoria in Moto3 e 5000 per ogni successo ottenuto in Moto2, con premi per tutti colori che arriveranno nelle prime dieci posizioni per i protagonisti delle serie, mentre ai team verranno dati i sopracitati 200.000 euro in caso di vittoria del titolo con almeno quattro gare conquistate in Moto3 e 100.000 per il trionfo nell’Europeo Moto2. Cifre certamente allettanti, specialmente per le realtà che puntano solo su tale campionato senza essere Junior Team di quelli presenti anche nel mondiale di categoria, per le quali non ci sarebbe da stupirsi nel vedere un maggior numero di nazioni rappresentate in griglia.

Nel prossimo futuro si scoprirà se queste decisioni porteranno ad un reale incremento di piloti che non siano italiani o spagnoli in MotoGP e ad un maggior interessamento anche da parte del pubblico di suddette nazioni, ma c’è ovviamente anche il rovescio della medaglia. Il rischio a lungo termine potrebbe essere duplice: da un lato, l’approdo al mondiale potrebbe diventare sempre meno meritocratico dando meno importanza ai risultati ottenuti e alla velocità dei piloti portando così ad un abbassamento del livello di quella che è la massima serie motociclistica al mondo, mentre dall’altro il lavoro svolto dalle Federazioni italiana e spagnola (FMI e RFME) per crescere tantissimi talenti attraverso progetti strutturati, come la VR46 Riders Academy e i Talenti Azzurri FMI, passerebbe in secondo piano. Il motociclismo, seppur sempre più costoso, dovrebbe basarsi sulle prestazioni dei protagonisti indipendentemente dalla provenienza e non sul loro passaporto: l’augurio è che con queste modifiche ciò non venga dimenticato nel giro di qualche anno.

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