TT for Life: il lato più umano (e spaventoso) del Tourist Trophy

Abbiamo assistito ad una proiezione speciale del docufilm che racconta l’esperienza del team Delmo Racing: un’avventura emozionante all’interno di una corsa unica

Alessandro Di MoroAlessandro Di Moro

Pubblicato il 20 aprile 2026, 11:44

Che il Tourist Trophy sull’Isola di Man sia una corsa unica (nonché la più affascinante del mondo sia per chi la corre, sia per gli spettatori) non è certo un segreto, ma non è facile far comprendere a chi non l’ha mai vissuto i prima persona i motivi per i quali tale evento sia così amato. Il docufilm “TT for life”, realizzato dal regista Michele Riccomini, si è posto proprio tale obiettivo, mostrando tutte le sfide da affrontare per arrivare sul Mountain Course e vivere due settimane diverse da ogni altra competizione esistente sul pianeta.

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Da Curinga ad Anderson: l’avventura del Delmo Racing vista da dentro

Il racconto parte in realtà molti mesi prima rispetto alla partenza del team Delmo Racing, squadra capitanata da Filippo Delmonte, per l’Isola di Man e, anzi, una parte fondamentale della pellicola è proprio la lunghissima preparazione in vista del TT 2025. Le modifiche alla moto (una Yamaha R7 preparata per correre nella classe Supertwin), i successivi test, i dubbi e le paure dei membri della squadra e del pilota, ma anche il colpo di scena: in “TT for life” c’è davvero tutto ciò di cui ha bisogno un film vero e proprio.

Il pilota designato sarebbe infatti dovuto essere Francesco Curinga, vincitore del Manx Grand Prix nel 2022, ma in un incidente il road racer ligure ha rimediato un infortunio che non gli ha permesso di recuperare in tempo, mettendo così in dubbio anche la stessa partecipazione del team. Alla fine, di comune accordo la compagine di Delmonte è salita sull’Isola trovando in Shaun Anderson il sostituto perfetto, il quale ha vissuto a sua volta un Tourist Trophy da montagne russe raccontando anche della sua vita privata, facendo scoprire al pubblico un pilota poco noto ma estremamente veloce e dalla storia affascinante.

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La grande consapevolezza

A rendere estremamente vero il racconto non sono soltanto le immagini e i racconti dei protagonisti, ma anche la voce narrante di Mario Donnini e, soprattutto, la volontà di parlare apertamente di quel tema di cui tutti sono consapevoli ma che spesso risulta un tabù: la possibilità di incorrere in un incidente fatale. Uno scenario che i road racers mettono in conto, ma che non li rende “pazzi”. E le parole di Anderson (sposato con Sarah Boyes, a sua volta ex pilota con trascorsi al Manx GP) e Curinga, entrambi padri di famiglia, sono lo specchio perfetto di questa verità. Narrata alla perfezione in un docufilm che ogni appassionato (e ogni detrattore) delle corse su strada dovrebbe vedere.

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