Moto3, intervista esclusiva a Quiles: "Il lavoro è la chiave. Marquez? Non mi mette pressione"

Ha già vinto due gare sulle 11 da lui disputate e il murciano sta crescendo sotto l'ala dell'otto volte iridato. Il rookie si presenta così a Misano con alte aspettative
Moto3, intervista esclusiva a Quiles: "Il lavoro è la chiave. Marquez? Non mi mette pressione"
© Luca Gorini

Serena ZuninoSerena Zunino

Pubblicato il 10 settembre 2025, 13:18

L’unico debuttante che quest’anno ha vinto in Moto3 risponde al nome di Maximo Quiles. Dapprima al Mugello e poi in Ungheria ha tagliato il traguardo per primo, con quella lucidità e quel talento cristallino che lo contraddistinguono. Jorge Martinez Aspar, ex pilota, proprietario del team Aspar e scopritore di talenti, ci ha visto giusto anche questa volta. Così come Marc Marquez, che ha voluto prendere il murciano sotto la sua ala, nell’agenzia di management che ha fondato. E questo, non è stato certo un caso.

Da debuttante Quiles è stato subito vincente

Maximo, hai avuto un adattamento molto veloce alla Moto3, te l’aspettavi?
"Sapevo che avevo la possibilità di lottare, ma è sempre molto difficile arrivare e riuscire a essere veloce da subito. Sono arrivato con la mentalità che se anche non avessi ottenuto subito i risultati, avrei continuato a lavorare. In realtà sono arrivati presto, adesso bisogna mantenersi in alto e continuare così, senza avere troppa fiducia. Lottando e allenandomi con il ritmo che abbiamo".

Cosa pensi di avere più degli altri debuttanti?
"Direi la velocità chiaramente, quando sei nel gruppo di testa vuol dire che sei più veloce. Forse faccio cose migliori, ma non so nello specifico".

Che consigli ti dà Jorge Martinez?
"Mi mette poca pressione. Mi dice che non devo dimostrare niente, di divertirmi che poi la pressione arriverà. E alcune volte mi dà alcuni consigli di pista quando mi vede girare".

José Antonio Rueda, David Muñoz, Alvaro Carpe, Angel Piqueras. Cosa ne pensi dei tuoi rivali?
"C’è un livello molto alto. Abbiamo fatto un paio di record in pista, sono gare molto veloci. Ci sono piloti che hanno esperienza e questo ha aiutato anche me per adattarmi velocemente e darmi una svegliata nel dirmi: ‘Bisogna andare veloce che mi superano e resto nella terra di nessuno’".

"L'obiettivo è di lottare per il titolo o almeno per la top 3"

Gli ultimi giri della Moto3 sono sempre tiratissimi. Come li vivi?
"Ultimamente nel duello testa a testa mi noto forte, riesco ad avere la meglio. Muñoz e Rueda a Silverstone e Aragon mi hanno passato. Io gliel’ho restituito in Germania a Rueda e a Brno a Muñoz. Mi piace lottare e che le battaglie siano pulite".

Cos’hai imparato finora nel Mondiale?
"Molte cose. Va tutto molto veloce perché il venerdì c’è già l’obiettivo di entrare in Q2. Bisogna cominciare subito forte, con velocità e con fame. A livello umano invece sono cresciuto. Quando le cose non vanno bene bisogna proseguire affinché vadano per il verso giusto. Quando ero più piccolo mi arrabbiavo molto presto, ma non vedevo che da fuori potevo migliorare. Adesso questo aspetto l’ho migliorato".

Hai già vinto due gare, che sensazione è stata?
"Non saprei, sicuramente è stato molto bello, ma ne voglio molto di più. Non bisogna ossessionarsi solo perché ho già vinto, bisogna continuare a lottare. La vittoria di un paio di gare non ti risolve la vita. Anzi, mi ha fatto venire ancora più voglia di ripeterla. Bisogna continuare e guardare ai titoli".

Chi vincerà il titolo di moto3 quest’anno?
"Bisognerà vedere, ci sono ancora sette gare e sono molte, poi inoltre si va in Asia e le gare sono consecutive. Non so chi sarà il campione, ma spero di poter lottare per il titolo o almeno per la top 3 che sarebbe un bell’obiettivo. Ad ogni modo, chi vincerà se lo sarà meritato".

E quello di MotoGP?
"Marc è molto superiore".

La fortuna di esser stato notato da Marc Marquez

Che rapporto di amicizia c’è con i fratelli Marquez?
"Marc e Alex sono molto diversi tra loro, ma è molto simile il rapporto che abbiamo. Sono due buone persone, si prendono cura di me. Ridiamo tanto insieme e sto bene con loro".

Ti dà molta pressione il fatto di esser vincolato a Marc?
"No, mi motiva. Se mi hanno visto e mi hanno ingaggiato, è per qualcosa. Mi danno la forza di continuare a spingere e anche loro stessi mi aiutano. E mi ricordano di non rilassarmi e di continuare a lavorare".

Vi allenate insieme?
"Sì, quando coincidiamo con le agende. Andiamo molto nel circuito di Aspar, poi alcune volte vado da loro a Madrid, mi sono potuto fermare anche alcuni giorni come per fare uno stage. Non mi posso lamentare (ride)".

Marc cosa ti dice?
"Non mi mette pressione. Al Mugello per esempio c’è questo aneddoto: ci hanno fatto un video mentre stavamo parlando e c’è lui che mi dice che la top 5 sarebbe stato un buon risultato e io che gli dico “no io voglio ottenere di più”. Lui lo dice per non mettermi sotto stress e questo mi fa piacere".

Vi conoscete da tanto tempo, hai un altro aneddoto con Marc?
"Quando correvo nell’European Talent Cup, il giorno della gara quando vinsi il secondo titolo, al mattino gli ho detto che per pranzo avrei voluto mangiarmi un panino con il bacon. Lui mi disse che era meglio evitare perché non va bene mangiare il bacon in un giorno di gara. In realtà poi ne mangiai uno anche piuttosto grande. Da quel momento c’è la battuta scherzosa del tipo “Adesso puoi mangiare il panino con il bacon”! Oggi che sono nel Mondiale lo mangio solo quando vinco".

Per ora, quindi, ne ha mangiati due. A Misano sarà l’occasione per il terzo?

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