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Andrea Riva, campione "per caso" | Storie Italiane

Questa è una storia che nasce da un passaggio dato in auto, e vede come protagonista un ex pilota che, per caso, si ritrova nuovamente in gara. No, non è l’inizio di una puntata di “Blu Notte” di Carlo Lucarelli, ma si tratta di una storia sportiva e a lieto fine. Un’avventura che ha quel sapore tipico degli anni ’70 e ’80, quando anche alcuni tra i migliori piloti erano costretti a lavorare per mantenersi, e che vede come protagonista Andrea Riva, ventiseienne di Sotto al Monte, una piccola cittadina della Bergamasca.

Mancano pochi giorni alla prova del campionato italiano Indoor di San Severino Marche e Luca Petrella, pilota ufficiale GASGAS, ha un problema tecnico al furgone, per questo chiede aiuto a Riva. Il quale, da pochi mesi, ha appeso il casco al chiodo ma, vista l’occasione, decide di correre in quella particolare gara aiutato da Riccardo Cattaneo, seguidores di Petrella. Il resto, lo racconta lo stesso Andrea.

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La storia di Andrea Riva


Ma chi è Andrea Riva e com’è nata la passione per il Trial?

“È stato mio padre Doriano a trasmettermela: è sempre stato un appassionato di moto, in particolare Fuoristrada, e ha corso sia nell’Enduro che nel Trial”.

Quando hai iniziato ad andare in moto?

“Cominciai per gioco a cinque anni con una Minicross, a otto vidi un’esibizione di bicitrial, nel quartiere Città Alta di Bergamo. Mio padre capì che mi era piaciuta, e allora mi comprò una biketrial usata. Era una bici ‘scassata’ con la quale mossi i primi passi ma poi, vedendo che mi stavo appassionando, i miei genitori mi regalarono un modello più bello con il quale, a dieci anni, partecipai alla mia prima gara a Gandino”.

Come andò?

“Confrontandomi con gli avversari, mi resi conto di avere un livello molto basso, così nel periodo invernale lavorai per migliorare. Avevo preso a cuore il biketrial e ricordo che, sotto casa, allestimmo un’area Trial dove mi allenavo giorno e notte! Infatti, capitava di utilizzare i fari della macchina per illuminare l’ostacolo da superare. Già allora ero curioso, testardo, preciso e continuavo a provare fino a quando non ci riuscivo. Fu così che nel 2008 chiusi al secondo posto nell’Italiano e nel 2012 vinsi sia l’Assoluta nell’Italiano che il titolo iridato nella categoria Minime, dedicata agli Under 15”.

Nel 2013, sempre con il Team Future Trial, passasti ai motori.

“Iniziai ad andare sulla moto da Trial nel 2012 con una Beta 125 poi, con la mia famiglia, decidemmo di passare dalla bici alla moto. Non fu un debutto facile e nel 2014 cominciai con la TR3 125. Arrivando dalla bici, faticavo nelle zone guidate mentre in quelle Indoor non avevo particolari problemi”.

E come superasti quel momento di difficoltà?

“Guardavo i video su Youtube e cercavo di mettere in pratica i trucchi una volta salito in moto. La mia fortuna è stata che mio padre è sempre stato molto bravo a percepire se e quando facevo i giusti movimenti affrontando gli ostacoli. Successivamente ho partecipato ai collegiali FMI ma, soprattutto nel primo periodo, ad aiutarmi sono stati i fratelli Chiappa (piloti di ottimo livello negli Anni ’80 e ’90) con Ivano che, una volta a settimana, mi seguiva in allenamento. Poi nel 2015 ho corso da privato assistito da Fabio Viscardi, debuttando in TR2, mentre nel 2016 sono passato al Team Miton”.

Il 2016 ti ha regalato la prima grande soddisfazione.

“Nella gara dell’italiano Trial Indoor di Marradi ho aperto le zone e sono riuscito a chiudere la prima manche alle spalle di Adam Raga e Matteo Grattarola. Questo mi ha permesso di accedere alla finale dove mi sono classificato terzo”.