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GP Qatar, Yamaha: quanto è lontano il bis 2021? Quartararo chiamato alla riscossa, occhio a Miller

Ripercorrendo i risultati relativi al Gran Premio MotoGP del Qatar o affini, troviamo un bis Yamaha, firmato nel 2021. Il calendario stilato quattro stagioni orsono prevedeva doppia trasferta a Luisail, con entrambe le corse marcate dalla M1 ufficiale. Ci pensarono Maverick Vinales e Fabio Quartararo a svettare, con il francese alla fine dei conti titolato di classe. Sono lontani quei tempi? Sì, ma nel weekend in arrivo la blu di Iwata avrà possibilità di risalita.

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Quartararo e Rins: si può fare di più col team ufficiale

Ci correggano se abbiamo impressioni sbagliate: sembra, a volte, che Quartararo e Rins la "diano un po' su". Fabio e Alex si impegnano al massimo, certo, però lasciandoci una sensazione del tipo: "Inutile è sbattersi oltre e rischiare di più: meglio di così non si può fare alla guida di questa M1".

Siccome in sella ci montano loro, prendiamo appunti. Ma rimane un quesito: perché Jack Miller sta andando più forte degli esperti colleghi di marchio? L'australiano si gioca un rinnovo contrattuale, lo sappiamo. Giusto è dire quanto appaia maggiormente convinto e dedicato, anche grazie al contributo di Yamaha stessa. Il team Monster Energy ufficiale deve rispondere già a Lusail a una compagine da poco arrivata a corte.

Pramac novello di Yamaha, già riferimento

Dicevano di Miller, australiano che nella solo MotoGP ha condotto Honda, Ducati, KTM, andando a podio con tutti e tre i prototipi. Sulla quattro cilindri dell'Ala Dorata e con la Desmosedici ci ha anche vinto. Magari poco costante, Jack si è comunque rivelato un top rider, che inforcata la M1 l'ha presa subito di piglio.

E i meriti vanno attribuiti al team Pramac, novello nel lavoro attorno e dentro (un po') alle M1. Tolto lo sfortunato Miguel Oliveira, le cose stanno andando benone per la struttura di Paolo Campinoti, capitanata da Gino Borsoi. Il primo rivale del team Monster Energy è, infatti, proprio il box "satellite" messogli a fianco.

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Problema comune per ogni MotoGP, tenere a bada le temperature di esercizio di molti componenti, tra cui frizione, propulsore, freni e gomme. Paradossalmente, nel deserto del Qatar le noie vengono meno, perché di sera scendono i valori atmosferici, a inficiare sui dati registrati di aria e asfalto.

L'aderenza ne esce condizionata: anziché perdere battistrada omogeneamente, le coperture si strappano. Il vantaggio offerto dalla pista è, tuttavia, un layout dagli ampi curvoni in percorrenza, con assenza di tornanti lenti e ripartenze da marce basse. La Yamaha predlige scorrevolezza e medie velocità, sicché i piloti possono contare su almeno un aspetto incoraggiante.