L’Enduro azzurro è in splendida forma. A dimostrarlo, se mai ce ne fosse bisogno, è arrivata la doppia vittoria conquistata in Portogallo, sede della 100esima edizione della FIM Six Days. Un trionfo, il diciassettesimo nella storia della competizione, che replica quello di Bergamo dello scorso anno e quello del 2021 a Rivanazzano. I trofei conquistati lo scorso weekend sono la dimostrazione dell’ottimo lavoro svolto in questi anni dalla Federazione Motociclistica Italiana, in una specialità in cui storicamente siamo il riferimento assoluto: un risultato possibile grazie all’investimento sui giovani attraverso il progetto Talenti Azzurri, la preparazione dei tecnici federali, ma anche la presenza dei tanti team e costruttori di “casa nostra” nel circuito mondiale ed europeo e dei tanti Moto Club presenti sul nostro territorio.
E poi ci sono loro: i piloti cam- pioni. Una generazione fatta di grandi talenti che non mollano mai. I quali, quando corrono tutti insieme, l’uno per l’altro con la scritta “Italia” sul petto, riescono a tirare fuori quel qualcosa in più che a volte manca a livello individuale. Un senso di squadra, una capacità di resistere, di andare oltre la sofferenza, i momenti difficili e i problemi, che dovrebbe essere divulgata nelle scuole. Anche in quelle motociclistiche di altre specialità. Per queste emozioni dobbiamo dire grazie ad Andrea Verona, Morgan Lesiardo, Samuele Bernardini, Matteo Cavallo, Alberto Elgari, Manuel Verzeroli e Kevin Cristino, alla FMI, ai tecnici e a tutto il movimento azzurro dell’Enduro. BUONA LETTURA!