La Triumph è la supersport equipaggiata con il motore più facile e divertente da usare. Fino a 6.000 giri spinge regolare, poi inizia un crescendo gioioso fino a 8.000 giri, dove arriva la “botta”, che fa volare l’ago del contagiri a quota 12.000 giri. Da qui in avanti la spinta è buona fino a 13.500 giri. Ci si può spingere fino a 15.000 giri ma non conviene cambiare dopo quota 14.000. La risposta al gas è la migliore del lotto, pronta, anzi prontissima ma mai sgarbata. L’entrata in coppia avviene in modo regolare e progressivo ed è per questo che si ha sempre l’esatta percezione della trazione a disposizione. In accelerazione si può sfruttare tutto il grip e correggere con il gas eventuali perdite di aderenza. Con le quattro cilindri guidare in questo modo è davvero difficile. Il rombo del tricilindrico inglese è senza ombra di dubbio il più bello della categoria: pieno, emozionante, ricco di sfumature che hanno un retrogusto racing. Il rendimento del cambio e della frizione sono sopra la media degli standard Triumph, al livello delle trasmissioni delle migliori giapponesi, almeno fin quando la moto viene usata all’80% del suo potenziale. Andando oltre gli innesti perdono un pizzico di precisione, pur rimanendo corti e abbastanza morbidi. Molto buona anche l’elasticità, comunque non paragonabile a quella dei quattro cilindri: con la Daytona, in sesta, sotto i 3.500 giri la trasmissione strappa un po’.
Con le giapponesi, in città e a parità di marcia, è addirittura possibile scendere fino a 1.500 giri. La ciclistica è all’altezza del propulsore. Le sospensioni hanno una taratura rigida, ma essendo di buona qualità riescono a digerire facilmente le asperità dell’asfalto. Da questo punto di vista sono tra le migliori, anche perché evitano eccessivi trasferimenti di carico in staccata e in accelerazione. Durante la fase di inserimento in curva la moto è molto più reattiva delle altre ma l’avantreno resta sempre incollato all’asfalto. Sorprendente la rapidità nei cambi di direzione, dove la Daytona non ha rivali. L’unico vero limite di questa tricilindrica è la posizione di guida, che penalizza tantissimo il comfort. La Triumph è la moto più scomoda. Manubri bassi, pedane arretrate, sella alta. Insomma tutto quello che serve per girare in pista; tutto quello che non serve su strada. Buoni i freni, che però, quando si insiste nell’azione, non risultano efficaci come quelli di Suzuki, Kawasaki e Honda, un po’ più modulabili.
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