Martedì scorso, 18 maggio, il giudice Maurizio Atzori del tribunale civile di Bologna ha dichiarato il fallimento dello storico marchio bolognese. Gravata da oltre 10 milioni di euro di debiti, nell’ottobre scorso l’azienda era stata ammessa alla procedura di concordato preventivo, ma tutte le speranze erano appese alla trattativa con la Nuova Garelli, altro marchio storico resuscitato da una cordata che ha come azionista di riferimento Paolo Berlusconi, fratello del premier. Determinante è stato il “no” dei sindacati alla proposta di Nuova Garelli presentata al commissario, Pietro Aicardi. Dunque per la seconda volta esce di scena la Moto Morini; la prima fu alla fine degli anni Ottanta, dopo che nel 1987 Gabriella Morini aveva ceduto il marchio a Claudio Castiglioni. Poi nel 1997 venne riacquistato da una cordata guidata da Maurizio Morini, nipote del fondatore e presidente della Franco Morini Motori, assieme alla famiglia Berti. Per l’azienda bolognese adesso le conclusioni possibili sono tre, a discrezione del giudice: la più allettante e la meno probabile è l’istituzione di un esercizio provvisorio alla ricerca di un compratore, le alternative sono l’asta o la vendita fallimentare per soddisfare i creditori.
Dario Ballardini
Ragazzi prima di dare colpe al sindacato bisognerebbe saperne di più. Non abbiamo idea di quali offerte siano state fatte e così al buio non si può giudicare!
beh la Garelli, proprietà Berlusconi, non ha voluto mettere per iscritto il piano industriale promesso a parole, per questo il sindacato non ha accettato la proposta, decisamente inaffidabule, in accordo con tutti i lavoratori, anche quelli che sarebbero stati assunti tramite la fantomatica offerta. inoltre la proposta prevedeva che non ci sarebbero stati vincoli alla gestione del contratto di affitto dei locali potendo essere interrotto da una delle due parti in ogni momento.
peccato ....
Salve a tutti. Ho appena terminato di leggere l'articolo e sono disgustato: scrivo disgustato perchè ho vissuto in prima persona una vicenda analoga e continuo a non capire sulla base di quale potere i sindacati abbiano il diritto di veto sui piani industriali. Per i padri di famiglia che lavorano in stabilimento è meglio uno stipendio più basso che non i € 750 di C.I.G.S. pagati con i tempi dello burocrazia italiana. Per evitare speculazioni esistono già organismi preposti.
Diego C.
Non è che si voglia scaricare tutte le colpe sul sindacato. Si potrebbe pensare che la colpa sia a monte nella cattiva gestione dell'azienda.
Quello però ormai è un dato acquisito. Di fronte al bivio prendere o lasciare, io salverei il salvabile. Così non è stato fatto, mi pare.
Di fronte ad un bivio come quello di salvare il salvabile, oppure chiudere, per altro con un ottimo prodotto nelle mani, il Sindacato ha scelto la chiusura, non accettando l'offerta, sacrificando di fatto non alcuni, ma TUTTI i lavoratori e TUTTA l'azienda.
Spero di aver capito male e di non essere stato superficiale. Vorrei capire.