La caratteristica che più piace di questa Suzuki è la stabilità in frenata. Da questo punto di vista la GSX-R è una delle migliori del lotto. In staccata l’avantreno è incollato al terreno e il retrotreno, anche quando si esagera, non tende a sbandierare. Inoltre, l’eccellente rendimento dell’impianto frenante facilità molto il già semplice lavoro del pilota. All’inizio sembra che non ci sia tanto mordente, poi, insistendo nell’azione, si scopre che di potenza ce n’è fin troppa, ma è facilmente controllabile. Per quello che riguarda la modulabilità i freni della Suzuki hanno ben pochi rivali. Come se tutto questo non bastasse la frizione con sistema antisaltellamento della GSX-R ha una taratura che, su strada, rasenta la perfezione. Anche quando si usa il freno posteriore, la ruota motrice non arriva mai al bloccaggio; al limite inizia a galleggiare sull’asfalto. In questa situazione il retrotreno resta gestibile e di conseguenza non si perde mai il feeling con la moto. Grazie a un avantreno piuttosto pesante, la GSX-R trache smette tanta sicurezza anche durante la fase di inserimento e percorrenza di curva. Nei cambi di direzione risulta un po’ più pesante delle altre supersport, Kawasaki esclusa, ma su strada questo non può essere considerato un difetto.
Su strada la Suzuki guadagna punti sulla concorrenza anche alla voce posizione di guida. Quando si va alla ricerca della massima penetrazione aerodinamica, sulla GSX-R è facile trovare posto per gomiti e ginocchia per merito della seduta bassa, che però in pista rappresenta un grosso limite. Inoltre, in circuito, i più alti avranno difficoltà a trovare posto per le gambe per colpa delle pedane, troppo vicine alla sella. La GSX-R 600 risulta divertente fin quando viene usata all’80% del suo potenziale, perché così facendo è bilanciata, facile e divertente. Andando oltre si nota che l’ammortizzatore è troppo più morbido della forcella, difetto riscontrato anche sulla Kawasaki. Proprio come accade in sella alla ZX-6R, insistendo nell’azione, il retrotreno inizia a ondeggiare e di conseguenza anche l’avantreno perde parte della sua stabilità. Il motore della Suzuki ha una doppia identità. All’inizio ha una risposta al gas pronta e un buon tiro ai regimi medio bassi. Sulle prime sembra addirittura riuscire a tenere testa al propulsore Honda. Poi, a caldo, quando il quattro cilindri arriva alla corretta temperatura di funzionamento, tutto cambia, purtroppo in peggio. In accelerazione non conviene neppure spalancare completamente il gas, perché la moto sembra non prendere velocità. La sensazione è che il motore della GSX-R abbia un ottimo potenziale, ma che, a causa delle normative anti inquinamento, sia stato più “castrato” degli altri. La teorica capacità di allungo di questa unità è elevata (il limitatore interviene oltre quota 16.000 giri), ma di fatto, dopo 14.000 giri conviene chiudere le danze.
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