Ben Spies è stato silenzioso e Serio durante i test a Valencia della MotoGP. Ha pensato solo a lavorare e ha interrotto di rado i suoi lunghi silenzi. Il texano è molto in linea con la MotoGP di oggi, in cui viene apprezzato chi fa i fatti propri e non disturba. Ora ci sono diverse novità nella vita e nel lavoro di Spies: è un pilota ufficiale, può decidere come sviluppare la propria Yamaha. Ma poiché ha preso il posto di Valentino Rossi, cambieranno anche le aspettative. Le sue, e quelle della Yamaha. Lui però, non è preoccupato. «Ho usato una moto ibrida: aveva il telaio 2011, che ha diverse migliorie e un forcellone modificato, ma il motore è ancora quello di quest’anno».
Hai notato progressi rilevanti?
«La nuova ciclistica è un’altra cosa. La moto migliora in ogni condizione. Ma io parlo per me, nel senso che quest’anno non ho corso con lo stesso telaio degli ufficiali. Per loro il salto è stato meno evidente, invece per me lo è. Il nuovo telaio garantisce più grip».
Hai cominciato a lavorare con Jorge?
«Sì, ci siamo scambiati opinioni e dati. È stato bello anche parlare con gli ingegneri, per lo sviluppo della moto. Per me questa due giorni di test è servita anche a prendere contatto con la mia nuova squadra e con gli ingegneri giapponesi. Abbiamo parlato della ciclistica, però, perché per me il nuovo motore arriverà solo in febbraio».
Jorge dice che serve più potenza.
«Sì, lo penso anche io. Ma sottolineo, di nuovo, che il mio riferimento è il motore “satellite”. In ogni caso, spero anche io che il motore 2011 abbia più cavalli e maggiore accelerazione».
Nel box Yamaha è rimasto il muro.
«Non è una cosa negativa, aiuta i piloti a preservare la propria tranquillità. Il muro non vuole dire divisione: noi condivideremo sempre i dati della moto, ed è questo che conta».